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SPUMANTI, PROSECCHINO E CHAMPAGNE: IL CAOS DELLE BOLLICINE

Penso che non esista tipologia di vino in cui regni maggior confusione di quello spumante. Per la maggior parte dei consumatori tutto ciò che frizza e costa poco si chiama prosecchino, altrimenti, se caro, è certamente Champagne.

Poi ci sono i più preparati che conoscono almeno la differenza tra un metodo Classico e un metodo Charmat. Infine quelli che sanno tutto, ma davvero tutto e appena assaggiano una bollicina italiana hanno come un riflesso involontario di esclamazione “eh ma lo Champagne…..”.

Da dove nasca precisamente la condanna della comparazione degustativa è difficile dichiararlo, però siamo tutti concordi nell’affermare che è riservata in particolar modo ai vini spumante. Pensiamo ad esempio ai vini rossi italiani di uve internazionali, Sassicaia in primis ma anche Masseto o Ornellaia, che spuntano prezzi elevatissimi, prodotti per cui a nessuno mai verrebbe mai in mente di dire “eh ma nel Medoc o eh però nel Pomerol…”, pur essendo quelle le zone di elezione per quei vitigni, cabernet sauvignon, merlot, ecc. Giusto così, perché quei vini hanno trovato una loro dimensione territoriale, Bolgheri, una loro specificità e unicità che li differenzia dal resto dei vini fatti con gli stessi vitigni.

Esprimono caratteristiche sensoriali e organolettiche proprie, senza tentare neppure di scimmiottare i vini dei nostri cugini al di là delle Alpi. Ma anche per alcuni vini bianchi fermi italiani a base chardonnay vale lo stesso discorso. Tralasciando del tutto la categoria dei vitigni autoctoni, in cui ogni tentativo di paragone è già bloccato sul nascere. Lo stesso trattamento non è riservato alle nostre bollicine, in questo campo la famosa esterofilia italiana prende il sopravvento. Facciamo chiarezza, lo Champagne è un grandissimo vino, con vette qualitative impressionanti, così come nella stessa regione se ne trovino anche di mediocri che non avranno mai mercato in Italia. È anche vero che la letteratura, la musica, la filmografia hanno agevolato la creazione del mito, cosa sarebbe accaduto se Peppino di Capri avesse cantato “Franciacorta, per brindare a un incontro”? Oppure se l’agente 007 avesse flirtato con le donne a calici di Trentodoc invece che di Bollinger?

Dobbiamo sforzarci di ritrovare obiettività, nel nostro Paese esistono eccellenze spumantistiche: Trentodoc, Franciacorta, Alta Langa, Oltrepò Pavese, Cartizze, Conegliano Valdobbiadene, Asolo, per citarne alcune, ognuna con la propria storia, tradizione, caratteristiche microclimatiche e di terreno. Esprimono nel calice differenze gusto-olfattive legate a tutti questi elementi. Niente hanno da spartire con i terreni gessosi e il clima molto freddo della Champagne, ovvio che gli spumanti risultanti siano diversi ma proprio le differenze rendono interessante il mondo del vino e l’attività dei degustatori.

È compito degli enolovers scoprire queste caratteristiche che rendono un territorio delle bollicine diverso dall’altro, una verifica divertente e affascinante tra l’altro che permetterà di individuare con precisione alcune aree in base alle sfumature, senza continuare a vivere di sudditanza psicologica o di essere epigoni di idee altrui. E last but not least, dando anche uno sguardo al portafoglio, che comunque è un fattore che necessariamente influenza le scelte di acquisto, perché come diceva Rockefeller “se di qualcosa devi conoscerne prima il prezzo, significa che non te lo puoi permettere”, il metodo classico italiano mediamente costa meno dello Champagne, a parità di livello. Il Rinascimento delle bollicine nostrali è in atto ormai da tempo, cerchiamo adesso soltanto di degustarle per ciò che sono e non vivendo di sfide e paragoni continui, nel mondo del vino ha davvero poco senso. Buon vino a tutti

#DrinkSecco.

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