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LE BUCHETTE DEL VINO

Spesso, tra gli appassionati, tra i ristoratori ed enotecari, sento ripetere la frase “Pistoia non è una città del vino”. Ritengo non sia del tutto esatta. È certo che in
una regione famosa nel mondo per i suoi vini, come la Toscana, Pistoia e zone limitrofe non rivestono il ruolo di leader nella qualità e quantità, basti pensare
invece a mostri sacri come Chianti Classico, Montalcino e Bolgheri, per esempio.


La città di Vanni Fucci, però, non dimetichiamolo è incastonata tra l’Appennino e il Montalbano, i cui versanti sono morfologicamente molto simili al vicino
Carmignano. Alla fine del 1200 i vescovi di Pistoia si facevano portare il vino del Montalbano alle loro mense come tributo, fatto che rivela
inequivocabilmente la qualità dello stesso. Le fonti storiche non si fermano qui, il Centro Storico pistoiese, nelle facciate di alcuni palazzi signorili, è disseminato di pittoresche e misteriose “buchette”.
Cosa sono? Vere e proprie aperture attraverso le quali sono passati di mano, nel corso di oltre tre secoli, dal Rinascimento fino a tutto il 1800, milioni di fiaschi e bicchieri di vino buono. Venduto direttamente dal produttore al consumatore, in alternativa ai vinai e alle osterie, secondo una modalità commerciale del tutto originale. Questi finestrini sono il frutto dell’inventiva e dell’iniziativa dei numerosi produttori di vino insediati nel contado toscano e residenti nella città di Pistoia.


Alcune buchette sono state rinvenute anche a Firenze e in numerose altre località toscane, nelle zone a maggior vocazione e tradizione vinicola di quei tempi.
A Pistoia di buchette ufficiali se ne contano nove, quantità che mette in rilievo che secoli fa, il commercio del vino in questa città era un’attività tutt’altro che trascurabile e che quindi anche le campagne del Montalbano pistoiese dovessero essere costellate di rigogliosi vigneti.
Probabilmente, inoltre, il numero di queste “finestrelle” nel periodo di maggior splendore, doveva essere notevolmente più alto, tanto che sono nate
Associazioni Culturali ad hoc, le quali periodicamente organizzano vere e proprie “cacce alle buchette”, per scovarne di nuove, con l’intento di studiarle, valorizzarle e proteggerle. Perché non scordiamoci che sono anche un bene storico-architettonico, tra l’altro sconosciute fuori Toscana, per cui meritevoli di essere approfondite e tutelate come patrimonio artistico.


Sono stati scritti anche interessanti libri sull’argomento, a dimostrazione che può darsi che Pistoia non sia una grande produttrice di vino ma sicuramente fucina di grandi appassionati enologici e forse proprio il fatto di non avere un prodotto locale tipico e famoso, ha contribuito a volgere l’attenzione e l’approfondimento su tutti i vini in generale e sugli aspetti storico-culturale di essi.
Per cui Pistoia città di eno-lovers, appassionati e preparati!


Buon Vino e #drinkSecco.


Valentino Tesi

Miglior Sommelier d’Italia 2019/2020

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