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La Riscossa Delle Bollicine Italiane

Secondo uno studio Coldiretti, nella scorsa notte di San Silvestro, nel nostro Paese, sono saltati 74 milioni di tappi a fungo di bottiglie di Spumante italiano, con un incremento dell’8% rispetto all’anno passato.
Se guardiamo fuori dai confini nazionali, il dato è ancora più clamoroso, oltre 560 milioni di bottiglie di bollicine tricolore, record storico! +9% rispetto al Capodanno 2019. Inghilterra +7%, USA +11% (con buona pace dei dazi di Trump), Russia +17% e udite udite +30% nel Regno dello Champagne, la Francia!


Il capofila delle vendite è certamente lo strafamoso Prosecco, il vino italiano più noto nel mondo, che associa una buona qualità a un prezzo decisamente competitivo. Da non dimenticare l’Asti, altro Metodo Charmat, piemontese, prodotto con il moscato, tipicamente abbinato a pandoro e panettone. Quindi i leaders delle bollicine italiane sono due vini Spumante poco impegnativi nella beva, semplici seppur gradevoli e alla portata di tutte le tasche.

Passando al capitolo Metodo Classico la parte del leone è svolta dal Franciacorta, zona di eccellenza sulle sponde del lago d’Iseo che ormai si è ritagliata uno spazio di credibilità e riconoscibilità. A seguire il dinamico Trentodoc, la bollicina di montagna e il futuribile Alta Langa, Spumante piemontese che farà certamente parlare sempre più di sé. Senza dimenticare l’Oltrepò Pavese e tante altre aree italiane, anche fuori denominazione d’origine, in cui si producono Metodo Classico di indubbia qualità. Pare, quindi, che finalmente le bollicine made in Italy siano uscite dal quel cono d’ombra rappresentato dallo strapotere dello Champagne, da quella sudditanza psicologica verso il nobile francese, dal rituale “è bravo ma non s’impegna”. Chi oggi acquista una bollicina italiana lo fa sempre più consapevolmente, non per spendere un po’ meno rispetto a uno Champagne. Si conoscono sempre più i vari territori, si sta comprendendo che ognuno di essi esprime una propria tipicità nel gusto dello Spumante. Il Prosecco più “easy”, il Franciacorta corposo e ricco, il
Trentodoc dritto e tagliente, l’Alta Langa di struttura e così via. Queste saranno le armi con cui i vari Consorzi e produttori affronteranno le sfide dei mercati, nazionali ed esteri: territorialità, tipicità, riconoscibilità. Scimmiottare un altro prodotto, puntando sulla leva prezzo, nel lungo periodo non paga mai.

Altra indubbia forza delle bollicine nostrane è il fatto di essere molto apprezzate dalle nuove generazioni di eno-lovers, dai più giovani, soprattutto nel sesso femminile. E’ un vino che disimpegna, facile da bere, si abbina con agilità e soprattutto con poco alcol. Fatto questo non trascurabile, con il progressivo innalzamento delle temperature, la sfida dei produttori sarà negli anni a venire, quella di contenere il contenuto alcolico. Il consumatore di vino non è più disposto ad appesantirsi con espressioni di muscolarità, di eccessivo volume. Il protagonista a tavola è sempre il cibo, il vino accompagna ed esalta, senza prevaricare, senza diventare un alimento.
Quando la bottiglia finisce velocemente quasi senza accorgersene, l’obiettivo è centrato. Poi la bollicina è molto versatile, possiamo bere un calice di Spumante già nell’happy hour, continuando per un intero pasto, stando attenti a evitare soltanto eccessive speziature e piccantezze.
Chi crede che le bollicine italiane siano solo una moda, un trend o un fenomeno passeggero si sbaglia. E’ indubbio che ci siano aziende che cavalcando l’onda del momento, s’improvvisano produttrici di Spumante ma le zone di maggior vocazione e tradizione, come Franciacorta, Trentodoc e Alta Langa appunto, producono Metodo Classico, chi prima chi dopo, da circa un secolo, con un know-how ormai radicato e con livelli di qualità che sono entrati nel bagaglio di conoscenze di ogni eno-appasionato che si rispetti.


Per cui concludendo, l’Italia oltre a essere famosissima per i suoi grandi vini rossi di Toscana e Piemonte, o per alcune eccellenze nel vino bianco, come in Friuli e Alto Adige, è in modo crescente apprezzata per la qualità delle sue bollicine, un fenomeno con un trend in crescita da anni, che a mio avviso non si arresterà. Facciamo saltare i tappi a fungo!

Buon Vino e #DrinkSecco.

Valentino Tesi
Miglior Sommelier d’Italia 2019

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