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LA NASCITA DELLO “SPUMANTE ITALIANO”

Chi l’avrebbe mai detto che il primo Metodo Classico italiano sia stato prodotto in Piemonte? In un territorio oggi famoso per l’amabile Asti? Ebbene sì, tutta opera del Cavalier Carlo Gancia. Il futuro imprenditore, fondatore della omonima ditta di Canelli nacque nel 1829 a Narzole, Comune in provincia di Cuneo, da una famiglia di commercianti di vino.

Carlo apprende fin da giovane le principali tecniche enologiche ma avverte la necessità di innovare i sistemi di produzione della cantina di famiglia, ancora legati a tecniche artigianali. Tale esigenza porta Gancia a trasferirsi, giovanissimo, a Torino, dove il settore vanta una lunga tradizione.

Entrato in contatto con questo ambiente, affina le proprie capacità, facendo da tirocinante in diverse botteghe, mentre frequenta corsi di chimica a farmacia. Gancia mette a frutto le conoscenze acquisite presso una delle più antiche caffetterie e liquorerie del capoluogo, la “Dettoni e c.”, nella centralissima piazza Castello. Inizialmente viene assunto come cameriere, in seguito con mansioni diverse fino ad arrivare, nel 1847 a soli diciotto anni, a essere socio e direttore, grazie all’ideazione di una nuova ricetta per il vermut.

Nel rinomato ambiente torinese conobbe sicuramente i primi Champagne. In quel periodo l’esportazione verso l’estero aveva toccato la rilevante cifra di ben 6 milioni di bottiglie su un totale di 11 prodotte. Ma in Italia era quasi del tutto sconosciuto il processo di lavorazione.

Così nel 1848 decise di interrompere la sua attività per recarsi a Reims, a studiare i segreti della produzione dello Champagne. Viene assunto dalla gloriosa Piper-Heidsieck. Per ben 24 mesi sarà semplice cantiniere e in seguito esperto chef de cave. Dopo questi due anni di arricchimento, torna a Torino e applica il modello di vinificazione francese alle uve piemontesi, prima tra tutte il moscato, segnando una forte rottura con i tentativi precedenti di altri viticoltori, condotti senza una reale conoscenza dei metodi utilizzati oltralpe. Il risultato è un vino simile allo Champagne, ma più dolce e aromatico.

Deciso a lanciare sul mercato il proprio vino, Carlo, insieme al fratello Edoardo, fonda, nel 1850, la “Fratelli Gancia”, con sede a Chivasso (Torino). Inizialmente si dedica al vermut ma inizia esperimenti di spumantizzazione champenoise.

Si accorse però fin da subito che la rifermentazione in bottiglia era maggiormente indicata per uve come chardonnay e pinot nero, già presenti da tempo in Piemonte grazie ai Conti di Sambuy. Riprovò con questi vitigni, ma riscontrò un problema di terroir. Si accorse della maggiore predisposizione delle colline dell’Oltrepò pavese rispetto a quelle Piemontesi. In Liguria provò anche la produzione di un vino bianco: il Coronata. Anzi fondò un’azienda a Cornigliano, vicino Genova. Ma non è facile, i primi 15 anni non sono molto fruttuosi.

La svolta nel 1865. Gancia andò a Canelli, nel Monferrato astigiano, ove costruì la prima cantina e riprese la produzione del “Moscato Champagne”, il vitigno utilizzato era appunto il moscato bianco, per cui una bollicina aromatica e dolciastra, ben diversa rispetto al cugino francese, più semplice. Inoltre non erano necessari i tagli di vini diversi. Nacque ufficialmente il primo “Spumante Italiano”.

Le difficoltà non furono comunque poche. Gancia intuì due cose importanti: occorreva manodopera specializzata come aveva conosciuto in Francia. Assunse un operaio, ma lo inviò nella Champagne ad imparare il mestiere, come aveva fatto lui. Giovanni Gallese è una figura importante, in quanto capostipite di quelle figure professionali chiamati champagnisti. Mancavano anche gli specialisti, le scuole enologiche verranno anni dopo.

Gancia conobbe Armando Strucchi, un tecnico di Asti che darà un contributo notevole per impostare anni dopo il processo del Metodo Classico, anzi Gancia entrò a fare parte per un certo periodo della società Enofila di Asti che aveva uno stabilimento enologico alla periferia della città. Ma non si può ancora parlare sino al 1875 di un vero e proprio processo industriale. Siamo solo all’inizio: la prima conferma importantissima si ebbe nel 1873 all’Esposizione Internazionale di Vienna. Oltre al Barolo, che stava iniziando a emergere a livello commerciale, gli spumanti Gancia sono premiati con un Diploma.

All’esposizione di Parigi del 1878 la “Fratelli Gancia” ottenne il riconoscimento di “Unica casa italiana produttrice dello Champagne” a gettare le basi dello spumante italiano. Oltre a Carlo c’è un certo Giuseppe Garibaldi. L’eroe dell’unità d’Italia divenne il primo “testimonial” dell’azienda.

Scrisse un cronista: “Gancia è l’unico produttore italiano di Champagne, mentre nel 1874 il Ministero dell’Agricoltura loda gli spumanti Gancia esportati in Danimarca”. In vero la cantina di Canelli è un’eccezione nel panorama piemontese. Ma ormai la strada era tracciata. Negli ultimi decenni del secolo XIX si assiste ad un vero e proprio progresso scientifico e tecnologico in tema spumanti in bottiglia. Se nel 1875 il moscato era usato a Canelli soprattutto per produrre vermut, vent’anni dopo il suo utilizzo era in prevalenza per il Moscato Champagne. Nel 1898, ad Asti, all’Esposizione Enologica ci furono in mostra le prime macchine italiane per la nascente industria delle bollicine. Era terminato il periodo della preistoria degli spumanti classici italiani.

Canelli diventerà l’importante polo produttivo degli spumanti con le grandi maison note in tutto il mondo, Cinzano, Contratto, Cora, Bera, Riccadonna ed è quindi a Carlo Gancia che spetta il merito di essere stato il primo creatone di Metodo Classico in Italia.

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