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Conegliano Valdobbiadene

Con questo articolo ci andremo ad immergere in uno degli scenari viticoli più mozzafiato dello Stivale, le colline del Conegliano-Valdobbiadene, in Veneto, provincia di Treviso.


Nominato di recente paesaggio Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco. Un susseguirsi di verdi e ripidissime colline esposte a sud. Pendenze al 70% che costringono a orientare i filari di traverso e a giropoggio. Forti escursioni termiche, suoli poco profondi, basse risorse idriche. Ci troviamo nella fascia pedemontana della Marca Trevigiana, un insieme di catene collinari che salgono fino a 500 metri, comprese tra Conegliano e Valdobbiadene, protette a nord dalle Dolomiti. I suoli sono argillosi-sabbiosi misti a calcare, che anche grazie alle escursioni termiche esaltano la freschezza dell’uva glera, da cui si ottengono le festose bollicine. Un vitigno vigoroso la glera,
semi-aromatico, che con piccole quantità di perera, bianchetta e verdiso, sa disegnare il profilo sensoriale del Prosecco Superiore Spumante.


La zona Conegliano-Valdobbiadene è la capitale indiscussa del Prosecco, vino cult “made in Italy” nel mondo. Lo troviamo negli scaffali delle enoteche di Londra accanto ai più blasonati Champagne. Grande merito di chi negli anni ha lavorato nel marketing italiano, facendo associare l’idea che qualsiasi vino con le bollicine si chiami Prosecco. Vino che vanta prestigiose collaborazioni, in passato Fila e Ferrari solo per citarne due, amato da personaggi del calibro di Giovanni Agnelli, Luca Cordero di Montezemolo, Sharon Stone e Robert De Niro.

Un territorio inoltre in cui hanno operato protagonisti assoluti della storia enologica italiana, come Antonio Carpenè, colui che affinò il metodo di fermentazione dell’uva glera per produrre Prosecco e soprattutto fondò a Conegliano, nel 1877, la prima Scuola di Viticoltura ed Enologia, che tra i suoi docenti ha avuto personaggi del calibro di Giovanni Dalmasso e Luigi Manzoni.


Le colline trevigiane sono la patria di questo vino fin dai tempi dei Romani, il vino Pucino, proveniente dalle colline friulane-triestine, dove esiste una zona alle spalle di Trieste che si chiama appunto Prosecco, e citato da Plinio Il Vecchio. Conegliano-Valdobbiadene, DOC dal 1969, DOCG dal 2009.
Un vino che niente ha da spartire con gli scandali recenti dell’uso indiscriminato di pesticidi e glifosato, che riguarda alcune zone dell’enorme area produttiva genericamente chiamata “Prosecco DOC”, nata da poco tempo per cavalcare l’onda del successo nelle vendite all’estero.
Zone pianeggianti in cui si irriga e si arrivano a rese per ettaro pazzesche. Nelle ripide colline che corrono tra Conegliano e Valdobbiadene invece, troviamo contadini, artigiani, micro-aziende, dediti a produrre Spumante da generazioni, con rispetto di natura e tradizioni. Un’area così nobile che è stata ritenuta meritevole di uno studio sulla zonazione, ovvero delle diverse caratteristiche che le Rive (nome dialettale dei versanti molto scoscesi, corrispondenti al concetto di cru) conferiscono al Prosecco Superiore.


Un’essenza e una personalità che si traduce in colori giallo tenuti percorsi da vividi riflessi verdolini, sentori delicati di pera e mela, biancospino e mughetto, una struttura leggera e fresca, spesso resa più stuzzicante da una briosa vivacità, sfumata sapidità e persistenza fruttata. La versione più classica dello Spumante è l’Extra Dry, che esalta gli aromi varietali di pera e fiori bianchi con un assaggio fresco e delicatamente morbido.
Troviamo anche le più moderne tipologie Brut, dal gusto più tagliente e la sempre più apprezzata versione “colfondo” ossia con i lieviti mantenuti all’interno della bottiglia. Metodo ancestrale di produzione del Prosecco, da sempre utilizzato nelle campagne trevigiane ma fino ad oggi poco
diffuso commercialmente.

Buon vino e #DrinkSecco!


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