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ALTA LANGA, BEVIAMOLA MANGIANDO

Il nome nuovo delle bollicine italiane, Alta Langa, che poi di nuovo ha ben poco visto che proprio a Canelli ci fu il primo tentativo di Metodo Classico nel nostro Paese, precisamente nel 1865 ad opera del Cav. Carlo Gancia, utilizzando uva moscato.
La novità risiede nel fatto che i produttori hanno iniziato a credere sempre più nei loro mezzi, nelle unicità del territorio in cui sono i vigneti, luogo magico, province di Asti, Alessandria e Cuneo, soltanto nelle colline più vocate, ad altitudini non inferiori a 250 m slm, nella parte meridionale del Piemonte, al confine con la Liguria.
Suoli calcarei, per cui molto vocati alla viticoltura, grandi escursioni termiche, che regalano eleganza a pinot nero e chardonnay, le due uve maggiormente utilizzate, almeno al 90%, insieme o da sole.


Il Piemonte del vino non ha certo bisogno di grandi presentazioni, famoso nel mondo per i due rossi, Barolo e Barbaresco, apprezzato anche per la briosa aromaticità del Moscato d’Asti, senza dimenticare le semplici e immediate suggestioni di Barbera e Dolcetto. L’attitudine di questa regione a produrre eccellenze la dimostra anche nello Spumante Metodo Classico, in cui ogni anno si registrano incrementi della superficie vitata e numero di bottiglie in commercio.
In un Paese come il nostro, dove la concorrenza nelle bollicine è spietata, basti pensare a Prosecco, Franciacorta o Trentodoc, senza scomodare i cugini francesi, perché si dovrebbe
privilegiare l’Alta Langa? Quali gli elementi distintivi che la rendono riconoscibile e dunque preferibile rispetto ad altri territori?
Sicuramente la longevità. Sono spumanti che nella maggior parte dei casi sopporta lunghissimi affinamenti sui lieviti e che resistono bene al tempo anche dopo la sboccatura. Quindi ottima struttura, ottimo corpo. Merito del pinot nero in particolare, che in queste colline calcaree riesce a dare il meglio di sé.


Altra considerazione è che gli Spumante Alta Langa, da disciplinare, sono espressione di una singola annata, singola vendemmia. Per cui le bottiglie riflettono l’andamento climatico in quel territorio, con i suoi pregi e difetti, con le sue peculiarità. Questo rende più affascinante la beva, la variabilità, concetto non gradito ad esempio al popolo anglosassone, che preferisce le cosiddette cuvée, in cui ogni anno lo chef de cave cerca di ottenere lo stesso risultato tramite gli assemblaggi.
Infine altro elemento caratterizzante è la discreta sapidità gustativa e apprezzabile struttura, il volume, l’ampiezza del gusto, la ricchezza. Concentrandomi proprio su questi aspetti, ho sempre ritenuto l’Alta Langa uno Spumante gastronomico, che richiede cibo.
Siamo abituati, spesso, a pensare alle bollicine per un aperitivo, con appetizer o piccoli antipasti o comunque con piatti della tradizione marinara, leggeri, con poca struttura. Ecco che invece questo Spumante spiazza, in positivo, ha caratteristiche gusto-olfattive che per completare al meglio il circuito della piacevolezza necessita di una preparazione all’altezza. Usciamo dallo stereotipo che le bollicine non accompagnano le carne, perché invece molte espressioni di Alta Langa DOCG trovano un perfetto connubio con le carni bianche, come pollo, coniglio, tacchino anche con spaziature e salse. La sapidità ben contrasta la tendenza dolce alla masticazione e il corpo supporta la struttura del cibo.
Le nuove generazioni amano sempre di più le bollicine e con la percezione che sono anche il tipo di vino più versatile a tavola ecco che l’Alta Langa diverrà una tra le denominazione italiane a crescere di più e a riscontrare maggior successo in futuro.


Fatto che crea ulteriore appeal è rappresentato dalla nascita di numerose nuove micro-cantine, veri e propri artigiani del vino, che curano maniacalmente i loro pochi ettari di vigneti. Accanto a blasonati e altisonanti nomi dell’enologia piemontese produttrice di Spumante come F.lli Gancia, Fontanafredda, Tosti, Banfi, Cocchi e altri, si stanno affermando piccoli artisti del perlage, già nel mondo del vino con la produzione di altre denominazioni ma da pochissimo interpreti del Metodo Classico, come Matteo Giribaldi, Roberto Garbarino o Paolo Berutti, soltanto per citarne alcuni.


Buon Vino e #DrinkSecco!

Miglior Sommelier d’Italia 2019/2020

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